90 anni di Unione Sportiva | C’era una volta un Galletto

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“SAPPIATE AMARE LA BARI. SAPPIATELA CUSTODIRE E GUARDATELA SEMPRE CON OCCHI INNAMORATI.”

Oggi è una data importante per la nostra città e la nostra squadra del cuore. Conoscere la propria identità è importante, ci hanno scritto libri e romani, e spesso si sottovalutano date o avvenimenti che, in realtà, sono state tappe fondamentali per la propria storia.
In ambito sportivo, molte volte, si tende a dimenticare alcuni passaggi come ciò che successe 90 anni fa, dopo la prima storica promozione in Divisione Nazionale, passaggi che, invece, sono stati importantissimi per la squadra che oggi, dopo quasi un secolo, tutti tifiamo e, soprattutto, amiamo.

A Bari, fino al 1907, non c’era nessuna squadra di calcio che potesse competere a livello nazionale, un ritardo non di poco conto per una delle città più importanti del Sud Italia. La svolta la si ebbe nel 1908 quando tre appassionati, dopo tanti sacrifici, riuscirono a dar vita al loro bellissimo progetto chiamato Foot-Ball Club Bari, destinata ad essere la prima (e unica) squadra del capoluogo pugliese… almeno negli intenti. A distanza di qualche mese, infatti, nacquero per alcuni dissapori altre due squadre, il Liberty e l’Ideale che ruberanno la scena, fin da subito, al FBC. Immagino spesso cosa possano aver provato fondatori del Bari, fondatori (Giovanni Tiberini, Gustavo Kuhn) che spesso vengono messi da parte nel ricordo del solo Floriano Ludwig a cui si devono le stupende parole dell’introduzione che, oramai, tutti conosciamo a memoria, dopo che dal loro progetto si siano staccate subito due “costole” che, nel giro di pochi mesi, avrebbero avuto ben altro destino e fama.
Il destino del Foot-Ball Club Bari infatti fu abbastanza “triste”: nacque in un periodo storico abbastanza delicato che portò la squadra, dopo sole partite amichevoli, a dar forfait nell’immediato dopoguerra, lasciando spazio al Liberty e all’Ideale che, seppur con molte difficoltà, riuscirono a superare il periodo post-bellico facendosi valere fin da subito nelle competizioni regionali. Le due squadre avevano identità ed ideologie totalmente diverse, frutto anche della zona della città in cui nacquero, l’Ideale (con il verde ed il nero come colori sociali) era considerata la “squadra operaia” e, soprattutto, “La squadra del Popolo” mentre il Liberty (bianco e blu), la squadra dei “Colletti Bianchi“, era il club un po’ più nobile della città oltre quello ad aver ereditato giocatori e staff della prima società calcistica barese.

Dopo qualche anno di “rodaggio”, entrambe le squadre si iscrissero, nel 1922, alla Federazione, dando vita alle prime partite ufficiali e soprattutto ad i primi derby. In una città affamata di calcio come lo era Bari, le stracittadine furono teatro non solo di spettacolo e contrasti sul terreno di gioco ma anche di dissapori e scontri sugli “spalti”, scontri che si ripetettero parecchie volte costringendo la Federazione a far svolgere i derby in campo neutro a Taranto.
I Campionati, Meridionali e Settentrionali (divisi a loro volta in campionati regionali), videro subito come protagoniste le due squadre baresi che strapparono, nel ‘23 e nel’24 l’Ideale e nel ‘25 il Liberty, un pass per le semifinali promozione che purtroppo non riuscirono a vincere. In città si cominciò a parlare di una giovane mezzapunta che giocava nel Liberty, Raffaele Costantino, che a soli 19 anni iniziòad “incantare” il pubblico di una lega che, nel frattempo, si era convertita da regionale a nazionale. Il ’27 fu periodo di altri grandi cambiamenti: oltre i due unici gironi nazionali in Italia si procedette ad una sorta di “italianizzazione” dei nomi e la stessa sorte toccò anche al Liberty che, a febbraio, cambiò il suo nome in FC Bari, mantenendo momentaneamente la propria identità e, soprattutto, i propri colori.

Bari-Lazio, 1927 (foto: laziowiki)

Negli ultimi anni abbiamo visto come partire da favoriti con un’unica ambizione, la promozione, si possa rivelare un’arma a doppio taglio. Nel ’27 la situazione non era propriamente quella a cui siamo oggi abituati ma, comunque, il pubblico si aspettava dal Bari un campionato di vertice, forti anche di una rosa di tutto rispetto che, dopo anni di rodaggio, poteva competere con tutti e della stessa idea erano anche i dirigenti della squadra biancoblu. Il primo tentativo, come la storia della nostra squadra racconterà sempre, andò “male” dato che, dopo un torneo passato sempre nella parte alta della classifica, ci fu una flessione finale che, nelle ultime partite, penalizzò non poco il Bari, così costretto a rimanere per un altro anno nella seconda divizione nazionale. La svolta, però, la si ebbe l’anno dopo quando, nonostante la presenza di una ben più forte Fiorentina, spostata in un girone considerato più abbordabile, il Bari riuscì a conquistare la promozione in Divisione Nazionale grazie a duna vittoria pirotecnica con i Viola per 5-3 il 15 gennaio del 1928, 20 anni dopo la nascita della prima società calcistica a Bari.

Conquistata la promozione, però, c’era un’altro step da superare. Sia in città che in Federazione, era chiaro l’intento di avere un’unica squadra che portasse alto il nome di Bari. Si decise quindi di dar vita all’Unione Sportiva Bari, nata il 27 gennaio del 1928, che assumeva i colori sociali della prima storica squadra della città, il bianco ed il rosso, assumendo finalmente la forma e l’identità.
Da quel giorno la storia del calcio barese cambiò radicalmente, nel giro di pochi anni il Bari diventò per tutti la “squadra biancorossa” e, soprattutto, dopo qualche anno, diventò la squadra dei galletti, oltre ad essere l’unica squadra calcistica di Bari (a livello professionistico), la stessa squadra che oggi tutti amiamo incondizionatamente.

La prima formazione del US Bari

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