“Per una cassetta d’arance”

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Capita che, nella vita, si debba accettare qualche compromesso per raggiungere un obbiettivo che si è prefissati. Basti pensare a Sergio Leone, produttore e regista del film ” Per un pugno di dollari ” che, dopo mesi e mesi di ricerche, decise di ingaggiare un Clint Eastwood alle primissime armi non tanto per le sue (ancora acerbe) capacità recitative, quanto per il compenso di “soli” 15.000 dollari che lo stesso attore decise di accettare.
Nonostante ciò possa sembrare inusuale, c’è chi ha addirittura accettato una “modica” cassetta d’arance al mese per cominciare a muovere i primi passi da allenatore, questa volta in Sicilia.

Nell’anno dell’uscita del film, era il 1964, una piccola squadra provinciale pugliese, il Foggia, si affacciava per la prima volta in Serie A e, nonostante la sua modesta rosa e lo strapotere delle squadre del Nord, riuscì a sorprendere tutti, battendo la “Grande Inter” di Herrera e Moratti e competere con le grandi squadre italiane, piazzandosi incredibilmente in nona posizione assieme alla ben più forte ed attrezzata Roma. Quel signore, soprannominato poi “Il Mago di Turi“, si chiamava Oronzo Pugliese e la sua persona, carismatica ed impulsiva, ispirerà un altro “storico” personaggio cinematografico, questa volta italiano: Oronzo Canà.

Oronzo Pugliese, nella veste di calciatore/allenatore nel Messina 45/46 (foto Messina Story)

La vita di Oronzo Pugliese è divisa prevalentemente tra due regioni: la terra natia, la Puglia, dove tirò i primi calci ai palloni di cuoio e la Sicilia, terra che lo formerà molto calcisticamente e, soprattutto, caratterialmente. C’è da dire che, come per ammissione del figlio Matteo, Oronzo soffrì la “brusca separazione dalla famiglia“, ma ci mise poco a trovare nell’isola il proprio habitat naturale che lo portò a diventare capitano della piccola, ma dispettosa, Siracusa.

Uno dei suoi più grandi sogni fu quello di poter entrare al Della Vittoria, non da spettatore ma da protagonista: ci provò da giovane calciatore, ma le sue modeste doti tecniche non gli consentirono di poter far parte della rosa dei galletti. Nonostante ciò, come le più belle favole per bambini insegnano, la sua perseveranza e le sue doti tecniche ebbero la meglio: proprio nel momento migliore della sua carriera di allenatore, dopo aver stupito a Foggia, a Roma e a Bologna, Angelo De Palo, non con pochi sforzi, riuscì a rendere quel sogno realtà.
Pugliese arrivò a Bari nel pieno della sua maturità sportiva ed i tifosi del Bari, squadra che nel ’69 si affacciava in Serie A dopo 5 anni di inferno, passati tra la Serie B e la Serie C, accolsero con grande gioia ed entusiasmo la nuova guida tecnica.

A sinistra il presidente Angelo De Palo, a destra Oronzo Pugliese

Purtroppo la sua avventura sulla panchina dei galletti non fu memorabile. Complici le difficoltà economiche della società, che portarono ad allestire una rosa non proprio competitiva, e la folta concorrenza nella massima serie, il suo sogno diventò presto un incubo: i biancorossi, dopo una sonora batosta in Coppa Italia contro la Fiorentina tricolore (0-7 senza diritto di replica), a causa una rosa incompleta, frequenti ed improvvisi infortuni ed un attacco anemico, non riuscì mai a schiodarsi dalla parte bassa della classifica, obbligando così la società a prendere la dolorosa scelta dell’esonero. Questo, probabilmente, fu l’inizio del “declino” del carismatico allenatore turese che, di li a qualche anno, non avrebbe più allenato.

Oronzo Pugliese con il premio “Seminatore d’Oro”. A lui verrà poi intitolato un premio annuale per i migliori allenatori italiani (foto rivistacontrasti.it)

Se però Bari fu la consacrazione personale per Oronzo Pugliese, il punto di partenza fu altrettanto “romantico“.
Il Siracusa era una squadra modesta, costretta a combattere con le unghie e con i denti nell’arduo Girone H della Serie C, e ciò non poteva che riflettersi anche sui salari dei calciatori che, certamente, non potevano essere molto elevati.
A Siracusa Oronzo troverà l’amore della sua vita, Adriana, ma troverà anche l’ispirazione per svoltare la sua onesta carriera: l’allora presidente della piccola Atletico Leonzio, tale Alfio Conti, notò probabilmente in Pugliese qualcosa di diverso, un qualcosa che lo spinse a fargli una proposta parecchio insolita: “Vieni ad allenarci, in cambio ogni mese ti do una cassetta d’arance”.
Sembrerà una cosa strana, ma in quei tempi (e in quelle categorie) era considerata una “normalità” e, seppur stranito, Oronzo Pugliese accettò. Il neo allenatore bianconero continuò a giocare per il Siracusa prima ed il Messina poi, ma le basi per una lunga ed interessante carriera d’allenatore furono così poste.

Alla guida dell’Atletico Leonzio il pugliese ci rimarrà solo tre anni, come per Clint Eastwood i 15.000 dollari furono un compromesso accettabile per muovere i primi importanti passi nell’azienda cinematografica mondiale, quella decina di cassette di arance contribuirono a lanciare, ufficialmente, un personaggio che il calcio italiano difficilmente si dimenticherà.

1 COMMENT

  1. Grande Paolo! Non conoscevo l’aneddoto della cassetta d’arance e in tutta sincerità non è che sapessi molto di Oronzo Pugliese in generale. Grazie ancora per l’ottimo lavoro e per il tempo speso per condividerlo. Buon lavoro! Harlan di Solobari

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