Quando si giocava anche a Natale

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Negli ultimi anni ci siamo abituati alla presenza di una partita, solitamente quella di fine girone d’andata, giocata sotto il periodo natalizio (tra il 20 ed il 26 dicembre, simulando a volte il “Boxing Day” tipico del calcio inglese), una grande opportunità soprattutto per i tifosi “emigrati” che, tornando a casa per le feste natalizie hanno l’opportunità di respirare “l’aria di casa” del San Nicola e cantare assieme alla Curva Nord il classico “Bari Alè” con la base di Jingle Bells che tanto ha caratterizzato queste partite.

Come già visto in un’altra occasione, quando il calcio non era comandato dalle Pay-TV e dagli interessi di società e sponsor, capitava di scendere in campo anche durante le feste più importanti se queste fossero capitate di Domenica, giorno dedicato alle partite del calcio italiano. Questo evento, seppur raro, capitava a Natale, a Pasqua e anche a Capodanno.

Era la stagione 1960/1961, stagione in cui il Bari si presentava ancora una volta ai nastri di partenza con l’obbiettivo di salvarsi e mantenere  la categoria conquistata tre anni prima con il trionfale spareggio promozione contro il Verona all’Olimpico di Roma.
Per raggiungere questo arduo compito, la società decise di riconfermare Francesco Capocasale alla guida della squadra che, da subentrato, riuscì a salvare nella stagione precedente, ed affidarsi ai ormai “rodati” Catalano, Erba, Cicogna e soprattutto l’argentino Raùl Conti, il “fantasista più geniale che abbia mai giocato con i biancorossisecondo il grande Gianni Antonucci.
Conti era stato il grande colpo della società biancorossa dopo la promozione in Seie A. Dopo una grande carriera al River e una comparsata alla Juventus, l’argentino giocò per una stagione all’Atalanta prima di approdare in Puglia e diventare una “leggenda” biancorossa. Brevilineo, veloce e tecnico, aveva un grande dribling che con cui trascinava il Bari ed i suoi tifosi.

Bari 1960/61 – ph. Pinterest

Quell’anno il 25 dicembre, Natale, accorse di domenica e, come da tradizione, nemmeno le festività riuscirono a fermare il calcio italiano che quindi scese in campo il giorno della nascita di Cristo. Dopo un avvio-monstre, con tre sconfitte su tre, un totale di 9 gol subiti (contro Fiorentina, Roma e Inter) ed una prima parte di stagione non totalmente entusiasmante, i biancorossi si presentarono alla sfida natalizia contro i ben più quotati rossoneri del Milan con un buon ruolino di marcia interrotto dalla sola sconfitta a Napoli due giornate prima, contro una delle avversarie più arcigne per la lotta salvezza.

In quella stagione non poche erano state le critiche mosse verso i Diavoli rossoneri, rei di avere un gioco troppo rude e aggressivo che, stando alle cronache del tempo (“Affollando le infermerie degli avversari di turno e usufruendo di arbitraggi molto generosi”), si  ripeteva di domenica in domenica senza che venissero prese le giuste contromisure da parte dei direttori di gara.
Parlando dell’epoca, negli anni 50/60 era facile che una squadra candidata allo scudetto, con campioni assoluti in campo e soprattutto con una storia “pesante” come quella del Milan, riuscisse ad ottenere “favori” (o forse sviste), durante il corso della gara. E la partita del 25 dicembre 1960 ovviamente seguì questo copione.

Arrivati al giorno della gara, fin da subito i milanesi capirono che non sarebbe stato facile battere i galletti.
Il Bari, mosso dall’entusiasmo del pubblico di casa che aveva abbandonato con largo anticipo il pranzo di Natale per accorrere al Della Vittoria, condusse praticamente sempre la partita, con un Raul Conti come sempre in stato di grazia capace di far ballare la difesa rossonera comandata dal mitico Cesare Maldini.
In quegli anni l’ingombrante figura di Maldini creò non pochi grattacapi alla dirigenza e allo staff dei rossoneri che dovettero trovare un modo per utilizzare sia colui che la stagione successiva, diventerà capitano indimenticato della rosa, sia un giovane Sandro Salvadore in rapida ascesa che, da centro-mediano, fu pian piano adattato nel ruolo di libero con il compito di fermare “ad ogni costo” gli attaccanti avversari.

Sandro Salvadore, all’epoca 21enne

Fu proprio questo l’ordine con cui Conti, palla al piede, si involò verso la porta avversaria: prima superò Maldini con uno dei suoi rapidi dribling che lo caratterizzarono per tutta la carriera, poi si involò verso la porta puntando l’ultimo avversario rimasto sulla sinistra, proprio Sandro Salvadore.
Il difensore milanese, forte della sua grande stazza e delle sue leve “ingombranti” era noto a tutti per la sua rudezza che  in un calcio maschio come quello degli anni 50/60 si rivelava quasi sempre vincente, ma quella volta qualcosa andò storto. Salvadore entrò in maniera molto decisa sull’argentino sbagliando totalmente l’intervento e colpendo violentemente la gamba di Conti. Il risultato fu tremendo: menisco rotto, carriera praticamente compromessa (sebbene la prognosi fu di 40 giorni, a quei tempi un menisco rotto era una vera e propria mazzata per il calciatore infortunato) e nessuna sanzione comminata dall’arbitro Iginio Gino Rigato di Mestre che in futuro dichiarera che quello “Non era un fallo violento“. Ma non finisce qui.
Poco dopo, la scorrettezza dei giocatori milanisti si abbatté anche su un altro giocatore barese, Luigi De Robertis, che venne spostato sul centro destra per pungere una difesa nettamente in difficoltà ma venne anch’esso atterrato in modo irruento da un giocatore rossonero, obbligandolo ad abbandonare il campo a partita in corso.

La gara si concluse con il risultato di 0-0, con i biancorossi che, in 9 uomini (ai tempi non erano presenti ancora le sostituzioni) riuscirono a strappare un risultato importantissimo in chiave salvezza uscendo stremati, ma acclamati a gran voce, dal Della Vittoria. Il prestazione dei galletti ed il risultato furono talmente pesanti che l’allenatore dei rossoneri Paolo Todeschini insinuò che “I Baresi si fossero drogati come dei Cavalli“: Calcio di altri tempi.

La partita, però, non si chiuse al 90esimo anzi, durò ben due anni.

L’avvocato barese Aurelio Gironda, tifosissimo del Bari ed infastidito dalla faccenda, decise di denunciare il difensore Salvadore in quanto il fallo

Raul Conti esce dal campo infortunato – ph. Archivio Antonucci

commesso era da lui considerato come “Da codice penale“, sebbene l’argentino non si fosse mai costituito a parte civile. Era il primo caso della storia del calcio italiano ad essere entrato in un tribunale.
Seppur Conti considerasse quello come “Un intervento involontario“, il pretore Giacinto De Marco dopo aver visionato attentamente i filmati, aver ascoltato le parti in causa e l’arbitro Rigato, a due anni di distanza dal fatto emise una sentenza storica: ” La legge è uguale per tutti, ciò vale anche sui campi di calcio, specie quando si superano certi limiti”.
Salvadore, che nel frattempo abbandonerà il Milan per andare a giocare nella Juventus e diventerà un pilastro della Nazionale che nel ’68 vincerà gli Europei, fu obbligato a pagare le spese processuali ed un indennizzo di 50.000 lire all’argentino che, data l’età ed il grave infortunio, aveva appena appeso le scarpe al chiodo.

La squadra biancorossa non riuscirà però a salvarsi. L’assenza di Conti fu una mazzata tremenda sia a livello tecnico che a livello psicologico, i risultati arrancarono per le successive partite e agli spareggi con Lecco e Udinese il Bari non riuscì ad imporsi venendo quindi retrocesso in Serie B.

Curiosità a margine

 – Il Bari, spinto dalla “disperazione” per la lotta alla salvezza quasi compromessa, al ritorno batté il Milan per 3-1. Anche in quel caso non mancarono degli infortuni, con il portiere biancorosso Magnanini ferito alla braccio che dovette continuare la partita dirottato sulla fascia e Beppe Virgili spostato in porta;
 – Nella gara di ritorno Conti, ancora con il ginocchio fasciato, si presentò in campo e fece “pace” con Salvadore, con una stretta di mano e delle scuse che passeranno alla storia;
 – Salvadore sostenne più volte di non ricordare di aver colpito Conti;
 – La condanna per Salvadore fece così scalpore che il Corriere dello Sport uscì il giorno dopo con un titolo eloquente “IL CALCIO TRA I CARABINIERI”;
 – Raul Conti, seppur con parecchie difficoltà, continuò e concluse la sua carriera a Bari nel 1962 durante la piena “ricostruzione” della squadra che la ritroverà la promozione in Serie A l’anno dopo.
 – Tutte le parti in causa ci hanno abbandonato negli anni passati.

 

Fonti: Archivio Antonucci, settimanale “Il Bari”, “Bari e il Bari 1908-2008”, QuotidianoBari, Comunque Milan